• 1° Onora e custodisci la Madre Terra

    by  • 25 agosto 2014 • Senza categoria • 3 Comments

    terra-torsolo

    foto di Beppe

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    come puoi possedere la terra che ti ha generato e che ti seppellirà?

    la terra è la culla dell'umanità e di tutti gli esseri che dalla terra nascono e fatto il proprio ciclo vitale nella terra ritornano,  l'uomo non può possedere ciò che lo ha generato, se è in grado deve esclusivamente custodire e onorare un essere che vive indipendente e dipendente da noi che siamo stati fino ad oggi il prodotto più auto distruttivo che la terra ha creato

    perdendo il contatto con la realtà, abbiamo perso questo fondamento oggettivo d'esistenza, ossia: la terra è un essere che ha milioni di milioni di cellule viventi e noi siamo parte di questo organismo, ma non tutti stiamo lavorando per il benessere dell'essere vivente che è la Terra...... il comportamento dell'uomo è simile a quello di un Predatore parassita... e questo avviene quando commettiamo azioni che sono comparabili al comportamento di un cancro, mi stupisco di quanta poca coscienza siamo dotati talvolta noi uomini..

    la terra un giorno o l'altro forse proverà a debellare ogni frutto marcio, augurandomi di trovare l'antidoto di questo virus che, fa impazzire gli uomini e li fa distruggere l'essere che li ospita, che li ha generati e che ospiterà i propri figli, per ora grido a gran voce a tutti gli uomini d'onore che sono rimasti di proteggere la terra che ci ospita dalle depredazioni di chi vuole possederla illegittimamente così da difendere noi stessi!

    quale  ispirazione vi suggerisco di leggere la lettera che mi ha segnalato Manu Dei Cosmi, un concetto espresso anche da Italo Cillo in Tempo di Cambiare Episodio 8

    quindi vi lascio di seguito la risposta che diede un capo indiano( Capriolo Zoppo) nel 1854, quando l'uomo "d'affari" bianco chiese di comprare e possedere le terre che li ospitavano

    Mahat

    Lettera di Capriolo Zoppo, Capo Sealth, al Presidente degli Stati Uniti d’America Franklin Pierce (1854)
    Il Grande Capo di Washington ci manda a dire che vorrebbe comperare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà. Tutto questo è molto gentile da parte sua giacchè noi sappiamo quanto poco bisogno egli abbia che tale amicizia gli sia contraccambiata. Ma noi prenderemo in considerazione la vostra offerta perché sappiamo che se non lo faremo l'uomo bianco potrebbe venire con i suoi fucili a prendersi la nostra terra. Il Grande Capo di Washington può contare sulla parola del Capo Sealth come i nostri fratelli bianchi contano sul ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle: esse non si fermano.

    Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’acqua o del suo scintillio: come potete comprarli da noi?
    Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino. Ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro alla memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.
    I fiori profumati sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.
    Perciò, quando il Grande Che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, voi dovete ricordare che essa è sacra. ...Se noi vi vendiamo la terra voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e parla di eventi e ricordi nella vita del mio popolo.
    Il mormorio dell’acqua è la voce di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. Se vi vendiamo la terra voi dovete ricordare e insegnare i vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli e anche vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che userete con un fratello.
    Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico, e quando l’ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate. Il suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto.
    I nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri, La vita delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Ma non c’è alcun posto quieto nella città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire delle foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti. Il rumore della città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai la vita, se un uomo non può ascoltare i discorsi delle rane attorno a uno stagno di notte?
    L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie del lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia e profumato dagli aghi di pino. L’aria è preziosa per l’uomo rosso, perché tutte le cose partecipano dello stesso respiro.
    Perciò noi consideriamo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri.
    Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
    Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. Perché qualunque cosa capiti agli animali, presto capita all’uomo. Tutte le cose sono collegate.
    Questo noi sappiamo. La terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Ma noi considereremo la vostra richiesta di andare nella riserva che avete stabilito. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa poco dove passeremo il resto dei nostri giorni. I nostri figli hanno visto i padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta essi passano i giorni nell’ozio e contaminano il loro corpo con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove passeremo il resto dei nostri giorni: non saranno molti. Ancora pochi inverni e nessuno dei figli delle grandi tribù che una volta vivevano sulla terra e percorrevano in piccole bevande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo una volta potente e pieno di speranze.
    Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra e il suo ricordo sarà l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo. Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Così, se noi vi venderemo la nostra terra. Amatela come l’abbiamo amata noi, conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, le vostre capacità e il vostro cuore, conservatela per i vostri figli e amatela come Dio ama tutti. Noi sappiamo una cosa: che il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per lui.
    Capriolo Zoppo, 1854

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    3 Responses to 1° Onora e custodisci la Madre Terra

    1. Ezio dinastia BigliazziSovrano
      3 settembre 2014 at 10:03

      COMMOVENTE!

    2. kikkikira
      18 novembre 2014 at 12:43

      purtroppo l’uomo bianco non ha capito..

    3. salvatore
      12 febbraio 2015 at 00:12

      purtroppo ancora oggi questo l’uomo non la capito,e allora di prendersene cura non sa come fare per la distruggere al più presto

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